La navata centrale della Cattedrale di Trani
L'interno della Cattedrale di Trani — foto: Tommytrani · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Vista dal piazzale, la Cattedrale di Trani sembra la cosa più semplice del mondo: un blocco di pietra chiara posato sul mare, il campanile di lato, il rosone al centro della facciata. È invece uno degli edifici più stratificati del romanico pugliese, e la parte che racconta di più sta sotto i piedi di chi la visita.

Un santo greco morto a Trani nel 1094

La chiesa è dedicata a San Nicola Pellegrino, un giovane di origine greca morto a Trani nel 1094 mentre era in pellegrinaggio. Fu canonizzato su iniziativa dell'arcivescovo Bisanzio, con l'autorizzazione di papa Urbano II: un santo recentissimo, per gli standard dell'epoca, e per di più straniero. Che una città di mare scegliesse come patrono un ragazzo arrivato da fuori dice parecchio su cosa fosse Trani nell'XI secolo, cioè un porto abituato al passaggio.

La costruzione cominciò nel 1099 sul preesistente edificio di Santa Maria della Scala. La consacrazione arrivò nel 1143, quando i lavori non erano ancora conclusi: si chiusero solo all'inizio del XIII secolo. Sulla facciata occidentale si apre il rosone, con decorazione a intrecci.

Quattro livelli, uno sopra l'altro

La particolarità che rende la Cattedrale un caso raro è la sovrapposizione di quattro luoghi di culto distinti. In cima c'è la chiesa superiore, quella in cui si entra dal portale. Sotto, la chiesa inferiore di Santa Maria della Scala, che era lì prima della basilica e che ne divenne la base. Più sotto ancora, la cripta di San Nicola Pellegrino, cripta trasversale collocata esattamente sotto il transetto, dove sono custodite le reliquie del santo.

Il livello più profondo è anche il più antico: l'ipogeo di San Leucio, dedicato al primo protettore della città, le cui reliquie furono traslate da Brindisi a Trani nel VII secolo. Ci si arriva da una scala di una quindicina di gradini che parte dalla navata sinistra di Santa Maria della Scala, e si scende fino a circa un metro e sessanta sotto il livello del mare. È affrescato, ed è il punto in cui l'edificio smette di essere una chiesa romanica e diventa qualcosa di molto più vecchio.

Il campanile e l'arco che lo attraversa

Il campanile è alto 59 metri e fu eretto tra il 1230 e il 1239, con le parti superiori completate a metà del XIV secolo. La sua peculiarità è strutturale: alla base ha un arco a sesto acuto passante, che lo rende attraversabile. Non è un dettaglio decorativo, è il modo in cui la torre convive con il passaggio verso il mare.

Negli anni Cinquanta del Novecento il campanile fu integralmente smontato e poi ricomposto pezzo per pezzo, con un intervento di anastilosi, per ragioni di restauro. Chi lo guarda oggi sta guardando lo stesso campanile del Duecento, rimesso insieme.

La porta di Barisano

Nel 1175 Barisano da Trani realizzò per la basilica una porta bronzea, tra gli esempi più interessanti del genere nel Mezzogiorno. L'originale non è più esposto alle intemperie: è conservato all'interno dell'edificio, mentre sul portale è stata collocata una copia, inaugurata nel 2012. Vale la pena cercare l'originale, perché il bronzo restituisce un livello di dettaglio che la copia, per quanto fedele, inevitabilmente appiattisce.

La pietra che fa la luce

La Cattedrale è costruita in pietra di Trani, roccia carbonatica estratta da cave dell'area murgiana intorno alla città. Non è un marmo, per quanto la si senta chiamare così: è un calcare dolomitizzato, che va dal bianco al beige chiaro con sfumature rosate o giallastre e che porta spesso inclusioni fossili di organismi marini. È la ragione tecnica della luminosità della basilica, ed è anche il motivo per cui il Castello, i palazzi e i muri del centro storico hanno tutti la stessa gradazione: l'unità cromatica di Trani non è una scelta scenografica, è una conseguenza geologica.

Consiglio pratico: gli orari di apertura della basilica e l'accesso ai livelli inferiori cambiano nel corso dell'anno. Conviene verificarli sui canali ufficiali della cattedrale prima di presentarsi, soprattutto se l'interesse principale sono la cripta e l'ipogeo.

La Cattedrale si guarda bene due volte nella stessa giornata: la mattina presto, quando la pietra è ancora fredda e il piazzale è vuoto, e dopo cena, quando il bianco vira e il mare si sente più di quanto si veda. Alloggiare in via La Giudea 8 vuol dire poterselo permettere senza organizzare niente: si esce dal portone, si attraversano i vicoli della Giudecca e in pochi minuti si è sul piazzale. Poi si torna su, al terzo piano, e la si guarda un'ultima volta dalla terrazza.

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