Il Castello Svevo di Trani affacciato sul mare
Il Castello Svevo di Trani affacciato sul mare, poco a nord-ovest della Cattedrale.

Il Castello Svevo di Trani sta sul mare, poche centinaia di metri a nord-ovest della Cattedrale, sull'altro lato dell'insenatura rispetto al porto. È un edificio che ha cambiato mestiere più volte, e ogni mestiere gli ha lasciato addosso qualcosa: le proporzioni sveve, i muri ispessiti del Cinquecento, le tracce dell'Ottocento carcerario. Leggerlo in ordine cronologico è il modo migliore per capire cosa si sta guardando.

1233: un cantiere imperiale

La costruzione fu avviata nel giugno del 1233 per volere di Federico II di Svevia. Il progetto è attribuito a Filippo Cinardo, conte di Acquaviva e Conversano, mentre la direzione dei lavori fu affidata a Stefano di Romoaldo Carabarese. Che l'imperatore ci tenesse lo dimostra la cronologia: il 20 marzo 1234, meno di un anno dopo l'avvio, Federico II era già a Trani a verificare l'avanzamento del cantiere. Nel 1239, a sei anni dalla fondazione, il castello compariva nell'elenco dei Castra Exempta, le fortezze che rispondevano direttamente alla Corte imperiale. Il completamento è collocato intorno al 1249.

Come è fatto

L'impianto è quadrangolare, con un lato di circa 48 metri e quattro torri angolari. Le due torri rivolte verso il mare conservano l'altezza originaria, intorno ai 30 metri; quelle verso terra furono abbassate nel Cinquecento, per ragioni che diventeranno chiare tra poco. Al centro, un cortile con doppio loggiato; all'esterno, una cinta e un fossato largo tra i diciotto e i venti metri.

Il modello di riferimento sono i castelli crociati di Terrasanta, e non è una notazione erudita: significa che il castello di Trani appartiene a una famiglia di edifici pensata per un altro mare, arrivata qui insieme agli uomini e alle rotte che quel mare attraversavano. Da un porto che imbarcava crociati, era un riferimento tutt'altro che astratto.

Carlo V, le cannoniere e poi il carcere

Dal 1533, sotto Carlo V, l'ingegnere militare Ferdinando de Alarcón adegua la fortezza all'artiglieria. È il momento in cui il castello smette di essere medievale: il muro sud viene ispessito, si aprono cannoniere, le torri medievali vengono abbassate perché fanno da bersaglio, si aggiungono un bastione a lancia a sud-ovest e un bastione quadrangolare a nord-est. La logica difensiva era cambiata, e l'edificio venne riscritto di conseguenza.

Il cambio più radicale arriva però nell'Ottocento. Tra il 1832 e il 1844, per ordine di Ferdinando di Borbone, il castello viene convertito in carcere centrale provinciale: nel 1842 si aggiunge una cappella esagonale, nel 1848 la torre dell'orologio. La funzione carceraria durerà fino al 1974: centoquarant'anni, più di quanto sia durata la sua stagione di fortezza attiva.

Il ritorno alla città

Monumento nazionale dal 1936, il castello entra in restauro nel 1979 con la rimozione delle superfetazioni ottocentesche, cioè di buona parte di quello che il carcere gli aveva aggiunto. Riapre al pubblico il 5 giugno 1998 ed è oggi gestito dal Ministero della Cultura attraverso la Direzione regionale Musei.

Della sua stagione imperiale restano anche alcuni episodi documentati. Nel 1259 vi fu celebrato il matrimonio di Manfredi con Elena Comneno. Tra il 1268 e il 1279 vi fu detenuta la contessa Siffridina. Nel 1268 e nel 1271 ospitò nozze reali angioine. Nel giro di pochi decenni lo stesso edificio fu sede di corte e prigione: una vocazione ambivalente che si sarebbe ripresentata, in forma molto meno cortese, cinque secoli dopo.

Consiglio pratico: il castello è a poche centinaia di metri dalla Cattedrale e si raggiunge camminando lungo il mare. Orari e modalità di visita sono quelli di un museo statale e possono variare: meglio verificarli sui canali ufficiali prima di andare.

Dal centro storico il castello si raggiunge senza mai prendere l'auto. Da via La Giudea 8 si attraversa il tessuto dei vicoli, si sbuca sul fronte a mare e ci si arriva in una passeggiata breve, che al ritorno si allunga volentieri lungo il porto. È il tipo di giro che si finisce per rifare più di una volta nello stesso soggiorno, a orari diversi, perché la pietra del castello cambia colore quanto quella della Cattedrale — e dalla terrazza dell'appartamento, la sera, si capisce perché.

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