La Sinagoga Scolanova nel quartiere ebraico di Trani
La Sinagoga Scolanova nel quartiere ebraico di Trani — foto: Aerostrato sig. Giuseppe CALAMITA · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons

La Giudecca di Trani non è un quartiere ricostruito per i visitatori: è il tessuto urbano vero del centro storico, con le sue vie strette e i suoi nomi rimasti lì. Via La Giudea, via Scolanova, via San Martino: la toponomastica ha conservato quello che la storia aveva provato a cancellare. È uno dei quartieri ebraici più significativi del Mezzogiorno, e si attraversa in pochi minuti a piedi.

Duecento nuclei e tre rabbini

L'origine della comunità si colloca probabilmente nell'XI secolo, con ebrei in fuga dalla Spagna islamica e, in seguito, profughi arrivati da Bari. La testimonianza più precisa viene da fuori: tra il 1159 e il 1166 il viaggiatore ebreo spagnolo Beniamino da Tudela passò per Trani e vi documentò una comunità di circa duecento nuclei, guidata da tre rabbini di cui riporta i nomi — Eli, Nathan il commentatore e Jacob. Per una città portuale medievale non è un dettaglio marginale: è una comunità strutturata, con un proprio magistero.

Tra XII e XIII secolo, in epoca normanno-sveva, il quartiere vive il suo periodo di massimo splendore e vengono costruite quattro sinagoghe, l'ultima completata nel 1247. È il momento in cui la Giudecca prende la forma che ancora si intuisce camminando.

Il 1294, poi il 1510, poi il 1541

Il declino comincia sotto dominazione angioina. Negli anni Novanta del Duecento la pressione di francescani e domenicani si fa insostenibile: entro il 1294 circa trecentodieci residenti si convertono al cristianesimo e tutte e quattro le sinagoghe vengono trasformate in chiese cattoliche. Segue una breve ripresa dal 1442, sotto gli Aragonesi, ma nel 1510 arriva l'espulsione di ebrei e convertiti per ordine di Ferdinando II, e nel 1541 quella definitiva, sotto l'imperatore Carlo V.

Per quattro secoli e mezzo, dopo di allora, la Giudecca resta un quartiere senza la sua comunità. Il capitolo si riapre nel luglio del 2004, quando il Comune restituisce la Sinagoga Scolanova all'uso religioso ebraico; nel 2005 l'edificio torna effettivamente al culto, e nel 2006 la Comunità ebraica di Napoli istituisce formalmente Trani come propria sezione.

Scolanova: la campana e la Stella di David

La Scolanova fu edificata nel XIII secolo, con la costruzione avviata intorno al 1244, ed è un notevole esempio di architettura romanica pugliese: muratura in pietra calcarea, facciata semplice sulla via, portale unico, quattro monofore. Dopo la cacciata del Cinquecento divenne chiesa con il nome di Santa Maria di Scolanova, e con quel nome restò per secoli.

Oggi è di nuovo sinagoga attiva, e conserva un dettaglio che le fonti indicano come una particolarità unica: sullo stesso edificio convivono un campanile a vela con la sua campana e, a sormontarlo, una Stella di David in ferro. Non è un pasticcio, è una biografia architettonica: l'edificio non ha rimosso i secoli in cui è stato chiesa, se li è tenuti addosso.

Sant'Anna: la Scola Grande diventata museo

L'altra sopravvissuta è Sant'Anna, costruita nel 1246-1247 al culmine della prosperità della comunità: era la Scola Grande, la sinagoga maggiore. Un'epigrafe ebraica interna registra l'anno di fondazione come 5007 dalla creazione del mondo e descrive la cupola come alta e maestosa. L'edificio conserva le mura perimetrali originarie, un tamburo ottagonale con cupola intradossata e un campanile esterno; sopra un ingresso secondario, un piccolo frontone a timpano coronava probabilmente l'Arca dell'Alleanza.

Trasformata in chiesa di Sant'Anna dopo la fine della presenza ebraica, ospita oggi la sezione ebraica del Museo Diocesano dell'Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, indicata come l'unico museo dedicato alla storia ebraica nel Mezzogiorno d'Italia. Il progetto di restauro, concepito nel 1992, si è concluso con l'apertura al pubblico nel dicembre del 2009. L'indirizzo è via La Giudea, all'angolo con via San Martino.

Come si legge il quartiere oggi

Delle quattro sinagoghe medievali restano dunque due edifici. Le altre due sono scomparse, e le fonti non permettono di attribuire loro un nome con certezza: è uno di quei casi in cui la cosa onesta è dire che non si sa. Il resto del quartiere si legge camminando, senza percorso obbligato: le vie sono poche e si incrociano tutte. Sulla stessa via La Giudea, al civico 24, si affaccia anche il Palazzo delle Arti Beltrani, aperto al pubblico nel dicembre del 2009, con al primo piano la pinacoteca dedicata al pittore Ivo Scaringi.

Consiglio pratico: Scolanova è un luogo di culto attivo e Sant'Anna è una sede museale: orari e modalità di accesso variano nel corso dell'anno. Verificateli sui canali ufficiali prima della visita, e ricordate che in un edificio di culto valgono le regole di un edificio di culto.

Di questo quartiere si capisce poco passandoci una volta e molto abitandoci qualche giorno. L'appartamento di via La Giudea 8 sta esattamente dentro il perimetro di cui si è parlato: la Scolanova, Sant'Anna e il Palazzo Beltrani sono a pochi passi dal portone, la Cattedrale e il porto poco oltre. Si esce a piedi la mattina e si rientra a piedi la sera, e le vie che si attraversano sono le stesse che Beniamino da Tudela percorreva quando qui vivevano duecento nuclei familiari.

Dormire nel centro storico di Trani — Terrazza Nostromo Francesco

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