Quando si prova a riassumere l'economia storica di Trani ricorrono sempre le stesse voci: l'estrazione della pietra, il tessile, il turismo culturale e il vino. La pietra si vede ovunque, dalla Cattedrale al Castello ai palazzi del centro. Il vino, invece, bisogna andarlo a cercare: porta il nome della città, ma non nasce dentro il centro storico.
Il Moscato di Trani è un vino dolce, e questo è il punto di partenza per capirlo. Non è un rosso da pasto né un bianco d'estate: appartiene a una categoria che si beve poco per volta, alla fine di una giornata.
Una denominazione riconosciuta nel 1974
Il Moscato di Trani è una denominazione di origine controllata, riconosciuta nel settembre 1974 con decreto del Presidente della Repubblica. La data si riferisce all'atto formale, non alla pratica: la denominazione mette per iscritto un modo di fare vino che nel nord barese esisteva già.
Il vitigno è uno solo, il Moscato bianco, che da queste parti viene chiamato anche Moscato reale ed è diffuso in tutto il nord barese. Il disciplinare prevede due tipologie distinte: il Dolce Naturale e il Liquoroso. Non sono due etichette dello stesso vino, sono due prodotti costruiti in modo diverso; per il Liquoroso il disciplinare richiede almeno l'85% di Moscato bianco.
L'appassimento si fa in campo
La regola più interessante riguarda il Dolce Naturale. Per questa tipologia il disciplinare ammette un solo metodo: l'appassimento in campo, cioè sulla pianta. Niente graticci, niente fruttai, niente locali dedicati. I grappoli restano attaccati alla vite e perdono acqua lì dove sono cresciuti, e quello che resta è più concentrato di quello che era all'inizio.
È una scelta che lega il vino al clima, perché un metodo del genere funziona solo dove il tempo, in quelle settimane, è affidabile. Il clima di Trani è classificato come caldo e temperato, con inverni molto più piovosi delle estati: agosto è il mese più secco dell'anno in assoluto, con una media di poco più di tredici millimetri di pioggia. Un vino che si fa appassire sulla pianta, altrove, sarebbe una scommessa.
Dodici comuni intorno a un nome
La zona di produzione va molto oltre la città. Comprende il territorio di Trani e di undici comuni limitrofi: Cerignola, in provincia di Foggia; Andria, Bisceglie, Canosa, Minervino e una parte di Trinitapoli nella provincia di Barletta-Andria-Trani; Corato, Ruvo e parte di Bitonto e Terlizzi nel Barese.
Basta leggere la lista per capire la geografia della denominazione: si parte dalla costa adriatica e si sale verso l'interno murgiano. È un'area di confine fra due paesaggi, e in buona parte coincide con quella dell'olio: la DOP Terra di Bari, nella menzione geografica Castel del Monte, chiede almeno l'80% di cultivar Coratina, e Corato — uno dei comuni del Moscato — è riconosciuta Città dell'Olio.
Il paesaggio dietro il bicchiere
Alle spalle della costa comincia il Parco Nazionale dell'Alta Murgia, istituito nel 2004: 68.077 ettari distribuiti su tredici comuni, fra cui Andria e Corato. È una delle aree substeppiche più vaste d'Italia, fatta di ondulazioni lievi, avvallamenti a forma di dolina e fenomeni carsici di superficie — i puli, gli inghiottitoi. Dentro il parco è documentata la presenza di olivi secolari di grande pregio, e nel 2019 il Parco stesso ha aderito alla rete delle Città dell'Olio.
È il rovescio della medaglia di Trani: la città guarda il mare, ma il suo entroterra sale fino ai 540 metri di Castel del Monte, poco più di trenta chilometri dalla costa. Il Moscato viene da quel lato lì, dalla campagna che sta in mezzo fra le due cose.
Una nota pratica, e nessun nome
In questo articolo non troverà nomi di cantine, di enoteche o di locali: sono informazioni che cambiano da una stagione all'altra, e preferiamo non mandarla davanti a una porta chiusa. Se il vino la incuriosisce, la strada più semplice è chiedere sul posto e leggere l'etichetta: la dicitura della denominazione e la tipologia — Dolce Naturale o Liquoroso — dicono già quasi tutto quello che serve sapere prima di aprire una bottiglia.
Da via La Giudea
Terrazza Nostromo Francesco sta in via La Giudea 8, nel cuore dell'antico quartiere ebraico, a pochi passi dalla Cattedrale e dal porto. Un vino dolce non è una cosa da bere di corsa: chiede una sedia, una serata che non finisce subito e possibilmente un po' di silenzio. La terrazza privata dell'appartamento serve esattamente a quello. E, visto che qui si gira tutto a piedi, non dovrà pensare a chi guida.
Dormire nel centro storico di Trani — Terrazza Nostromo Francesco
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